Il leader sciita tenta di mantenere le sue credenziali nazionaliste, evidenziando il suo non marginale potere all’interno dell’Iraq.

(di Redazione) In Iraq, dopo la caduta di Mosul, conquistata dallo Stato Islamico nel giugno 2014, il leader sciita iracheno Moqtada al-Sadr ha progressivamente mobilitato i suoi seguaci in due nuove milizie chiamate “Brigate di pace” e “Brigate del Giorno Promesso“. I due gruppi, insieme ad altre milizie paramilitari sciite, forniscono da allora un contributo fondamentale per affrontare l’insurrezione dei jihadisti, che è stata invece persa dalle forze di sicurezza irachene durante l’estate. Questo mese, tuttavia, Sadr ha ritirato i suoi uomini dal fronte subito dopo l’uccisione dello Sheikh sunnita Qasim al-Janabi avvenuta a Baghdad. Il perchè’? Secondo molti analisti in tal modo sta tentando di mantenere le sue credenziali nazionaliste, ma anche per mantenere a bada i suoi rivali, evidenziando il suo non marginale potere all’interno dell’Iraq.

A seguito dell’omicidio di questo mese Moqtada al-Sadr ha infatti “congelato” le sue due milizie, mentre il 17 febbraio, rispondendo ad una domanda di uno dei suoi seguaci per cercare di spiegare la decisione, Sadr ha chiesto alle parti sunnite di porre fine al loro boicottaggio del governo, mostrando una chiara direzione politica ed indicando in essa una delle motivazioni principali dello “stand by” dei due gruppi. La posizione netta riguardo l’assassinio del leader sunnita è stata infatti una sponda fondamentale per l’Union of Iraq Forces, il blocco sunnita principale, e il National Coalition di Iyad Allawi, che questo mese si sono ritirate dal parlamento per protestare contro l’omicidio di Babil Sheikh Qasim Janabi e il suo entourage, prelevati da un check-point e poi ritrovati morti a Baghdad est, in zona Shaab, con pesanti sospetti che ricadono sulle milizie sciite. Sadr ha inoltre attaccato quello che lui ha definito “milizie sfacciate“, che secondo il leader sciita lavorano per minare il governo, e non hanno seguito la catena di comando disposta dalle forze di sicurezza irachene.

Secondo gli esperti i commenti di Sadr avrebbero due obiettivi principali: in primo luogo, Sadr ama dipingersi come uno statista nazionalista. Negli ultimi anni ha spesso preso provvedimenti per dimostrare l’unità nazionale come quando nel 2012 ha sostenuto il voto di sfiducia contro il primo ministro Nouri al-Maliki insieme al Iraqi National Movement di Iyad Allawi e i curdi. Questa è un’altra di quelle occasioni. Quando le due liste sunnite si sono ritarate dal governo per protestare contro l’omicidio di uno sceicco di primo piano della comunità Sadr ha voluto mostrare solidarietà con essi, mentre ha consigliato loro di non abbandonare le posizioni.

In secondo luogo, Sadr starebbe prendendo tempo per attaccare i suoi rivali di Asaib Ahl Al-Haq, milizia originariamente creata come parte di un’alleanza segreta tra Sadr e l’Iran. Più tardi, gli scontri tra Sadr e Teheran hanno convinto quest’ultimi a considerarlo “poco controllabile“, e hanno incoraggiato il suo principale luogotenente nella milizia, Qais Khazali, alla scissione. Da allora, Khazali ha affermato di essere il vero erede dell’eredità del padre di Moqtada al Sadr, l’Ayatollah Mohammed Sadiq al-Sadr, e i due gruppi sono arrivati anche a degli scontri armati.

Sadr ha sua volta ha spesso attaccato AAH, soprattutto per i suoi legami con l’Iran. Ad esempio, quando AAH andò a combattere in Siria per volere di Teheran, Sadr li chiamava “entità straniere“. La morte di Janabi ha quindi fornito l’opportunità a Sadr di assestare un altro colpo alla percezione di AAH nel paese, anche se non coinvolti nell’omicidio. Ma anche all’immagine nazionalista della milizia, accusata di fare gli interessi di Teheran.

Gli analisti considerano comunque il “congelamento” delle milizie di Moqtada al-Sadr solo una fase temporanea. La minaccia da parte dello Stato islamico è troppo grande, e non partecipare a questa lotta minaccierebbe le stesse credenziali di Sadr. Allo stesso modo, la morte dello sceicco Janabi ha minacciato il governo di unità nazionale, e Sadr sentiva il bisogno di rispondere a questo. I suoi attacchi su altre milizie hanno dimostrato che le fazioni armate sciite non sono un gruppo monolitico. Piuttosto ci sono diversi gruppi, ciascuno con il proprio ordine del giorno, alcune dei quali sono veri e propri nemici.

(di Redazione) In Iraq, dopo la caduta di Mosul, conquistata dallo Stato Islamico nel giugno 2014, il leader sciita iracheno Moqtada al-Sadr ha progressivamente mobilitato i suoi seguaci in due nuove milizie chiamate “Brigate di pace” e “Brigate del Giorno Promesso”. I due gruppi, insieme ad altre milizie paramilitari sciite, forniscono da allora un contributo fondamentale per affrontare l’insurrezione dei jihadisti.