A fine dicembre Il Parlamento di Amman ha assegnato all’impresa per l’elettricità nazionale il compito di negoziare, come compratore di gas naturale, i termini di un accordo con la Shell, che si prevede possa assicurare alla Giordania il 15% del suo fabbisogno energetico

(di Giovanni Andriolo) Come soddisfare la fame di risorse della Giordania senza urtare i delicati equilibri politici della Regione vicino-orientale? Affidando il “lavoro sporco” a un mediatore. Questa la soluzione a cui sembra essere giunta Amman attraverso il recente accordo sul gas naturale tra l’impresa statale National Electric Power Company (NEPCO) e l’impresa olandese Shell. Una trama complessa di escamotages per il Parlamento giordano, che prima ha rigettato una bozza di accordo di importazione di gas naturale da Israele, per poi promuovere le trattative con la Shell. Che si occuperà di portare in Giordania proprio il gas naturale israeliano.

A fine dicembre Il Parlamento di Amman ha assegnato all’impresa per l’elettricità nazionale il compito di negoziare, come compratore di gas naturale, i termini di un accordo con la Shell, che si prevede possa assicurare alla Giordania il 15% del suo fabbisogno energetico.

La situazione critica in Siria e in Iraq, così come la posizione geografica, rendono Israele un interlocutore quasi obbligato per l’approvvigionamento energetico della Giordania. Anche perché lo Stato ebraico controlla gran parte dei due mega giacimenti di gas naturale del Mediterraneo orientale, Leviathan e Tamar. Sebbene anche il Libano condivida parte del tratto di mare adiacente alla costa, poco più a nord di Israele, lo sviluppo delle risorse offshore da parte del Paese dei Cedri rimane ancora bloccata per diverse ragioni, di ordine interno e internazionale: soprattutto, poiché non è stata ancora risolta la controversia sulla delimitazione del confine marittimo tra i territori israeliano e libanese.

In settembre, la Noble Energy, l’impresa texana incaricata dello sviluppo del Leviathan, annunciava la firma di una Lettera d’Intenti non vincolante per fornire alla NEPCO gas naturale dal grande giacimento del Mediterraneo. Secondo al lettera, la consegna di gas naturale dovrebbe avvenire in una località di confine tra Israele e Giordania, dopo il completamento di un nuovo gasdotto.
L’opposizione giordana ha protestato contro l’accordo con il difficile vicino israeliano, spingendo il Parlamento ad escogitare la scappatoia della Shell.

Che così, a quanto pare, si troverà a dover acquistare gas israeliano da rivendere immediatamente alla NEPCO. Una soluzione che, se da un lato permetterà alla Giordania di importare gas israeliano senza acquistare gas da Israele, comporterà certamente un esborso maggiore per le casse di Amman.

(di Giovanni Andriolo) Come soddisfare la fame di risorse della Giordania senza urtare i delicati equilibri politici della Regione vicino-orientale? Affidando il ‘lavoro sporco’ a un mediatore. Questa la soluzione a cui sembra essere giunta Amman attraverso il recente accordo sul gas naturale tra l’impresa statale National Electric Power Company (NEPCO) e l’impresa olandese Shell.