La situazione nel Paese? Un caos geopolitico difficilmente controllabile

(di Nino Orto) La Siria, dopo più di tre anni di conflitto, è una nazione distrutta e divisa in differenti sfere di influenza. Secondo molti analisti ed esperti, i “ribelli moderati” sono stati ormai sconfitti in termini militari e logistici da Jabhat al-Nusra e dallo Stato Islamico in tutto il quadrante nord della Siria. Nel sud, al contrario, sono i gruppi che appartengono al cosiddetto Fronte meridionale (South Front) a guadagnare terreno.
 
Proprio questa sigla, è quella che l’Occidente ritiene essere “l’ultima speranza di una rivoluzione non i mano ai jihadisti”, e che potrebbe assumere un ruolo politico dopo l’eventuale caduta di Asad. Questo nuovo fronte è infatti ritenuto da Washington fondamentale per la strategia degli Stati Uniti nella lotta contro l’IS, al-Qaeda e il regime di Assad.Ma, dal momento che i bombardamenti degli Stati Uniti vanno avanti ormai da parecchie settimane, qual è la reale situazione in Siria.
 
Le forze di Assad controllano Damasco, la costa mediterranea e gran parte della zona dell’interno. Lo Stato Islamico controlla tutto il quadrante orientale, mentre Jabhat al Nusra ed il Fronte Islamico controllano gran parte del nord-ovest, espandendosi soprattutto a spese dei ribelli moderati. Le province meridionali vicino al confine giordano, sono un’eccezione, con i ribelli che tengono ancora il territorio, riuscendo a resistere alle truppe governative, ed evitando gli scontri diretti con i jihadisti di Nusra.La scorsa settimana, 15 gruppi di Fronte Meridionale hanno elaborato un programma politico, dichiarando come il loro obiettivo principale sia quello di rovesciare il regime di Assad. Essi sperano infatti di ricevere più aiuti dall’Occidente per non subire la stessa sorte degli altri gruppi, “schiacciati dai jihadisti e dalle forze governative”.
 
La Reuters scrive come in passato “i ribelli moderati” abbiano sempre evitato di parlare di politica. I leader del Fronte del Sud sembrano invece aver deciso di prendere le questioni politiche nelle proprie mani”. “Non siamo mai stati coinvolti in tali questioni, le abbiamo sempre lasciate ad altri. Ora però è il momento. Non possiamo più rischiare di far distruggere definitivamente la Siria”. Lo ha dichiarato alla Reuters l’ufficiale disertore dell’esercito siriano Abu Usama al-Dzholani, 37 anni, ora Comandante del Fronte Meridionale.Secondo alcuni esperti questa nuova sigla vorrebbe presentarsi come una valida alternativa all’ormai decimato Free Syrian Army nel nord. Ma le zone meridionali del Paese al confine con la Giordania e Israele sono territori strategicamente importanti. E la presenza di questa nuova organizzazione preoccupa le grandi potenze.
 
Fino ad ora, il FM ha combattuto a fianco dei ribelli del sud contro le forze di Assad, anche se i ribelli dicono che non c’è coordinamento tra loro ed il gruppo.Ad oggi il controllo del territorio rimane comunque in mano a forze non jihadiste. Tuttavia, i comandanti di FM sono convinti che prima o poi “forze governative e jihadisti si impegneranno nella lotta attiva, e tutto accadrà molto presto”.
(di Nino Orto) La Siria, dopo più di tre anni di conflitto, è una nazione distrutta e divisa in differenti sfere di influenza. Secondo molti analisti ed esperti, i “ribelli moderati” sono stati ormai sconfitti in termini militari e logistici da Jabhat al-Nusra e dallo Stato Islamico in tutto il quadrante nord della Siria. Nel sud, al contrario, sono i gruppi che appartengono al cosiddetto Fronte meridionale (South Front) a guadagnare terreno.