I media statunitensi parlano di un possibile riavvicinamento con il Presidente Bashar al Asad, mentre Washington taglia gli aiuti per l’opposizione siriana.

(di Nino Orto) I media americani sostengono che l’amministrazione statunitense stia pensando di ridurre, se non interrorempere, gli aiuti militari alle fazioni “moderate” che combattono contro il governo di Damasco. Queste le notizie che circolano da alcuni giorni tra gli addetti ai lavori e gli specialisti. Washington nega, ma le inchieste del “Daily Beast” e del “The Wall Street Journal” sono precise, e sostengono non solo che l’amministrazione Obama sia in procinto di interrompere gli aiuti ai ribelli siriani, ma anche di come la Casa Bianca abbia in programma un riavvicinamento con Asad per contrastrare lo Stato Islamico e le milizie qaediste in Siria.

Jane Bsaki, portavoce del Dipartimento di Stato, in una conferenza stampa di qualche giorno fa ha dichiarato:”non posso discutere riguardo presunte notizie di programmi segreti (condotti dal Dipartimento della Difesa o la CIA). Posso solo parlare per il Ministero degli Affari Esteri, che continua a sostenere l’opposizione siriana“. Il funzionario ha poi aggiunto come “noi (il Dipartimento di Stato)” sosteniamo il programma di assistenza e formazione dell’opposizione siriana, che dovrebbe iniziare questa primavera. Da parte nostra, continuiamo con i nostri programmi per fornire cibo, forniture mediche, attrezzature per l’inverno, automezzi“.

Nei suoi approfondimenti, il quotidiano Daily Beast aveva affermato come “tantissimi combattenti siriani sostenuti dagli aiuti militari e civili della Cia siano rimasti sorpresi dalla sospensione o dalla riduzione degli aiuti” e che questi combattenti stiano ora operando “nella più totale confusione, che a volte non permette di raggiungere neanche l’assistenza minima“. Il giornale ha inoltre aggiunto come “in altri casi, l’aiuto ridotto o sospeso, sia stato la causa della scarsa performance sul campo di battaglia, che ha distrutto il morale delle truppe, già sostanzialmente a terra.»

Il “Wall Street Journal“, nelle sue inchieste, ha affermato come almeno 4 delle 16 brigate dell’opposizione che cooperano con gli Stati Uniti, di stanza principalmente nella parte settentrionale della Siria, siano state escluse dai finanziamenti e i loro nomi rimossi dalla lista delle “fazioni affidabili“. Le restanti brigate, hanno invece avuto la promessa di aiuti, anche se ridotti. Il quotidiano statunitense ha aggiunto, citando uno dei leader dell’opposizione, come ogni combattente siriano “abbia ricevuto l’equivalente di soli 16 proiettili“. E sia stato quindi costretto a seguire la politica del razionamento. E anche se la Central Intelligence Agency (CIA) ha formato negli ultimi anni quasi cinquemila combattenti in Siria di questi, la maggior parte, “sono fuggiti o scomparsi“.

(di Nino Orto) I media americani sostengono che l’amministrazione statunitense stia pensando di ridurre, se non interrorempere, gli aiuti militari alle fazioni “moderati” che combattono contro il governo di Damasco. Queste le notizie che circolano da alcuni giorni tra gli addetti ai lavori e gli specialisti. Washington nega, ma le inchieste..