L’importanza di questo nuovo round di negoziazioni è imprescindibile dalla necessità di una leadership compatta e organizzata tra l’opposizione: sia per garantire gli accordi giusti all’interno del processo di pace, ma anche e soprattutto per realizzare una effettiva attuazione sul campo di qualsiasi accordo politico

(Di Nino Orto)Nel caos geopolitico che continua a divampare in tutta l’area mediorientale e centro-asiatica, il conflitto siriano è sicuramente passato in secondo piano, e con esso anche i tentativi di risolvere diplomaticamente la guerra civile che da cinque anni insanguina il paese.

Tutto in salita

Secondo il calendario stilato dall’Onu per il 2016, i colloqui di pace per la Siria dovrebbero iniziare alla fine di questa settimana, ma i gruppi di opposizione hanno già evidenziato che boicotteranno le trattative se il governo siriano e i suoi alleati russi non fermeranno gli attacchi aerei e toglieranno l’assedio sulle città gestite dai ribelli.

Lo scopo di questo nuovo round di negoziati è quello di portare avanti di sei mesi i colloqui prima di arrivare alla ricerca di un cessate il fuoco, per poi lavorare su una soluzione politica ad una guerra che già ha ucciso più di 250.000 persone, sfollato più di 10 milioni di civili dalle loro case e smembrato una nazione.

Secondo le prime indiscrezioni, il cessate il fuoco dovrebbe coprire l’intero paese ad esclusione delle zone sotto il controllo dei jihadisti dello Stato Islamico e di Jabhat al-Nusra, ramo siriano di al Qaeda. L’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan De Mistura, in conferenza stampa ha riconosciuto come il percorso sia “difficile”. E ha precisato come le delegazioni in un primo momento si incontreranno in camere separate in “colloqui di prossimità“.

“Non siate sorpresi: ci saranno un sacco di atteggiamenti ostili, un sacco di walk-out o walk-in perché una bomba è caduta o qualcuno ha fatto un attacco. Non si dovrebbe essere nè depressi né impressionati, perché è probabile che accada” ha poi aggiunto. “La cosa più importante è mantenere lo slancio.”

Il portavoce di uno dei gruppi ribelli del Comitato di negoziazione (HNC) in risposta ha comunque dichiarato come sia impossibile per l’opposizione partecipare senza una cessazione dei raid aerei e dell’offensiva governativa nel nord-est del Paese. “E ‘impossibile rinunciare a nessuna delle nostre richieste. Se trattiamo con il regime è come se stessimo vendendo i nostri martiri” ha detto Abu Ghiath al-Shami, portavoce di Alwiyat Seif al-Sham, uno dei gruppi che combattono contro le forze di Assad nel quadrante di Daraa.

L’intervento russo cambia le carte

Dopo anni di negoziazioni ad alto livello non vi è stato finora alcun progresso verso la fine, o almeno la temporanea cessazione, dei combattimenti. Da quando l’ultima conferenza di pace si è svolta nei primi mesi del 2014 i combattenti dello Stato Islamico hanno dichiarato il Califfato in gran parte Siraq, i curdi hanno conquistato ampie fette di territorio tra Siria e Iraq, e la guerra siriana si è spostata in un confronto tra potenze mondiali, cambiando di molto lo scenario.

Inoltre, da agosto dello scorso anno, la Russia ha avviato una massiccia campagna di raid aerei contro gli oppositori del suo alleato Bashar al-Assad, con la potenza di fuoco di Mosca che ha aiutato l’esercito siriano e i suoi alleati regionali ad ottenere vittorie militari, tra cui una maggiore presenza nel nord-ovest del paese, vicino ai capisaldi dei ribelli.

L’ascesa ed espansione dello Stato islamico in Siraq, unito all’ingresso della Russia nella guerra siriana, hanno però dato nuovo impulso alla diplomazia, portando il 18 dicembre scorso ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sostenuto da Washington e Mosca, che chiedeva a gran voce nuovi colloqui di pace.

Tuttavia, nonostante l’avanzamento nella diplomazia, le potenze mondiali rimangono ad oggi in disaccordo su chi dovrebbero essere i partecipanti ai colloqui. La Russia definisce la maggior parte dell’opposizione ad Assad come terroristi che devono essere esclusi, e vorrebbe includere gruppi come i curdi che controllano ampie zone del nord della Siria. Soluzione a cui i pesi massimi regionali come la Turchia si oppongono.

All’opposto, i principali gruppi di opposizione sunniti arabi, che sono supportati dalle monarchie del golfo e dai governi occidentali, dicono che non parteciperanno a meno che non abbiano la possibilità di scegliere la propria delegazione e non si arrivi ad una cessazione temporanea delle ostilità.

Quale futuro per il paese?

Il piano di pace così come i vari “step” previsti per trovare per una soluzione tra la parti sono per molti analisti nello stesso tempo ambiziosi e fragili: se da una parte i colloqui sono riusciti a mettere d’accordo parti dell’opposizione siriana sotto il patrocinio di Ryiad, dall’altro la nuova tattica russo-siriana, che ha come punto centrale l’eliminazione dei più importanti quadri militari dell’opposizione, ha portato altri leader ribelli a mettere in discussione la “bontà” delle intenzioni di Damasco nei confronti dei colloqui di pace. Tutti fattori che atomizzano il fronte dei ribelli.

L’importanza di questo nuovo round di negoziazioni è infatti imprescindibile dalla necessità di una leadership compatta e organizzata tra l’opposizione: sia per garantire gli accordi giusti all’interno del processo di pace, ma anche e soprattutto per realizzare una effettiva attuazione sul campo di qualsiasi accordo politico.

 

(Di Nino Orto) Nel caos geopolitico che continua a divampare in tutta l’area mediorientale e centro-asiatica, il conflitto siriano è sicuramente passato in secondo piano, e con esso anche i tentativi di risolvere diplomaticamente la guerra civile che da cinque anni insanguina il paese.